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Aflatossine nel mais, l'assessore renda noti i dati

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Aflatossine nel mais

VILLANI (PD): “L’ASSESSORE RENDA NOTI I DATI: QUANTE SONO LE TONNELLATE, DOVE VENGONO STOCCATE E QUALI SONO I RISCHI”

 

Le aflatossine sviluppatesi nel mais da granella a seguito della siccità del 2012 e le conseguenze che potrebbero portare nell’alimentazione umana e animale o nell’eventuale uso a scopo energetico, sono state al centro di un’interpellanza presentata dal Gruppo regionale del Pd, di cui è firmatario anche il consigliere Giuseppe Villani, cui ha dato risposta oggi, mercoledì 15 maggio 2013, in VIII Commissione Agricoltura del Consiglio regionale, l’assessore competente Gianni Fava.

“Il contenuto dell’interpellanza riguardava un tema caldo come quello dell’alimentazione che è strettamente connesso a un discorso di salute – fa presente Villani –. Le aflatossine sono micotossine prodotte in particolari condizioni ambientali dalle muffe e rendono parte della produzione di mais, in particolare in Lombardia, inadatta all’alimentazione umana e animale. Sull’uomo hanno addirittura un effetto tossico”.

Il mais contaminato potrebbe essere impiegato per gli usi alternativi, ovvero la produzione di biogas, bioplastiche ed energia in generale. Ma anche in questo caso, precisa il consigliere Pd, “va accertato l’effettivo degrado delle aflatossine durante il processo di digestione anaerobica”.

Le risposte dell’assessore Fava in proposito non hanno soddisfatto i consiglieri Pd, dice Villani, “perché non è entrato realmente nei termini della questione e non c’è stato verso di avere dei dati precisi”. Allo stato attuale, aggiunge il consigliere Pd, rimangono aperti i temi principali della vicenda aflatossine, ovvero “le quantità di mais contaminato che ancora non si conoscono e che l’assessore non ha fatto sapere. Né si capisce quante tonnellate di queste siano state trattate. Ma non si sa nemmeno – continua Villani – se c’è un’autorità sanitaria che ha fornito qualche parere, e quale, sulla destinazione di questo prodotto, sia essa alimentare che energetica”.

All’assessore è stato chiesto perciò di “rendere noti e trasparenti i numeri e i risultati di eventuali analisi, ma anche il luogo dove questo mais è stato stoccato e quanto ne deve essere ancora smaltito”. Inoltre, conclude Villani, di sapere che fine ha fatto l’intesa tra le Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, che doveva contribuire a dare trasparenza al percorso del mais non conforme ad usi alimentari indirizzato ai biodigestori e che ne avrebbe consentito lo smaltimento. Il Pd vuole informazioni sui motivi per cui l’accordo è fermo e quali sono i problemi emersi nella sua attuazione.

Milano, 15 maggio 2013


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