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Casellario giudiziario: italiano uguale a delinquente?

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Casellario giudiziale

GAFFURI (PD): “RICHIESTA CHE PORTA ALL’EQUAZIONE ‘ITALIANO UGUALE DELINQUENTE’. ALLORA CARICHI PENDENTI ANCHE A CHI APRE UN CONTO IN BANCA”

“Capirei se fosse il datore di lavoro a chiedere documentazione sulla fedina penale di un nuovo dipendente, di qualsiasi provenienza, anche locale: avrebbe tutti i diritti di valutare pure da questo punto di vista chi entra a far parte della sua azienda. Ma che sia il Cantone a trattare così i lavoratori italiani è impensabile e in odore di discriminazione e pregiudizio”, è stupefatto dalle richieste che vengono dal Governo del Canton Ticino Luca Gaffuri, consigliere regionale del Pd.

E se non c’è alternativa “e i colleghi politici ticinesi sono davvero così interessati ai carichi pendenti del lavoratore che si alza alle 5 del mattino ogni giorno della sua vita per andare nel Cantone spesso a fare professioni che gli autoctoni non vogliono fare, perché non prevedono la verifica degli eventuali procedimenti penali pendenti anche per chi non lavora e non è domiciliato in Ticino, ma apre un conto bancario, soprattutto se milionario?”, chiede provocatoriamente Gaffuri.

“Il punto non è certo il bollo da pagare, né l’eventuale coda da fare agli uffici giudiziari della propria città, sebbene si tratti di un aggravio burocratico da non sottovalutare – continua Gaffuri –. Qui il problema è che si dice che sicurezza è schedare gli italiani, quindi si spinge sull’equazione ‘italiano uguale delinquente’. E con la scusa di un singolo caso accaduto in tanti anni di ottimi rapporti tra Lombardia e Canton Ticino. Rapporti che si sono via via deteriorati completamente a discapito di tanti lavoratori frontalieri e dimoranti che fanno solo il loro mestiere e hanno contribuito al bene e alla crescita del Cantone. Ma tutto ciò ormai è dimenticato. In nome di cosa?”.

Gaffuri si domanda con che “coraggio oggi si può chiedere a una madre di famiglia che abita a Maslianico e lavora da vent’anni di là dal confine, come impiegata, insegnante, operaia o commessa, di presentare improvvisamente un certificato che attesti che non è una delinquente? E se dovesse essere un medico affermato e di fama a dover lavorare e dimorare per un periodo nel Cantone per uno scambio con i colleghi ticinesi, come avviene spesso nella medicina e nella ricerca per il bene di tutti noi?”.

Il consigliere lombardo si rivolge direttamente al collega ticinese Norman Gobbi: “Invito il direttore del Dipartimento delle Istituzioni che, voglio ricordare, è anche il rappresentante ticinese nella comunità di lavoro Regio Insubrica di cui è stato persino presidente, a ripensare le sue politiche nei confronti degli italiani che vivono nel Cantone e di tutti i lombardi che lavorano con i ‘cugini’ ticinesi fianco a fianco da sempre: abbassiamo i toni e ripristiniamo i vecchi rapporti di collaborazione. La dignità dei lavoratori e dei cittadini viene prima della politica”.

Milano, 13 maggio 2015


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