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Rischio idrogeologico, le conseguenze per il Pavese

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Rischio idrogeologico

VILLANI (PD): “LEGGE NECCESSARIA, MA DEPOTENZIATA NELL’IMPIANTO E NELLE RISORSE. LE CONSEGUENZE PER IL PAVESE”

È una norma a suo modo innovativa, per quanto riguarda Regione Lombardia. Supera una lunga inerzia. È arrivata in Aula dopo un serio lavoro nelle Commissioni. Ma per come è stata strutturata, è carente e poco coraggiosa, non è una vera legge quadro, un testo unico. E ne paga pesantemente lo scotto delegando, tra l’altro, tutto alla Giunta. Con conseguenze anche per il territorio pavese che in quanto a rischio idrogeologico di problemi ne ha non pochi. Ecco perché il Gruppo regionale del Pd ha votato contro, in Consiglio regionale, la Revisione della normativa regionale in materia di difesa del suolo, di prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico e di gestione dei corsi d’acqua.

“Non c’è contraddizione tra il lavoro svolto cui abbiamo partecipato anche noi, il fatto che consideriamo alcune norme di questo progetto di legge positive e il nostro voto contrario – spiega Giuseppe Villani, consigliere regionale del Pd e capogruppo in VI Commissione Ambiente –. Tre aspetti negativi ci hanno spinto a non approvare il testo così come presentato. Il primo è la modalità legislativa che si viene a determinare con questo pdl, portando a un indebolimento nei rapporti tra Consiglio e Giunta, tra legislativo ed esecutivo: c’è un eccesso di delega, con un rimando continuo a provvedimenti di natura regolamentare che è ben vero saranno sottoposti all’esame delle Commissioni, ma in modo non vincolante. E dare una delega assoluta vuol dire consegnare un affidamento totale delle scelte in un campo delicatissimo come la gestione del suolo lombardo, a chi sta politicamente dalla parte opposta rispetto alla nostra. Non ci può trovare d’accordo una decisione del genere”.

Più tecnica la seconda ragione, fa sapere Villani: “In provincia di Pavia la maggior parte dei comuni ha problemi idrogeologici, sia considerando le frane e gli smottamenti, sia il pericolo di esondazioni, ma questo provvedimento è insufficiente. Viene finalmente introdotto il principio dell’invarianza idraulica (ossia, in una determinata area la portata al colmo di piena deve essere costante prima e dopo la trasformazione dell’uso del suolo, ndr), ma serviva una strettissima e necessaria correlazione con il tema del consumo di suolo che invece manca. La legge regionale 31, che si occupa di questo, dimostra già che la Regione va nella direzione contraria rispetto alla difesa del suolo visto che nei piani di governo del territorio si conferma l’edificabilità di 500milioni di metri quadri di suolo lombardo. Quindi, è stato introdotto un bel principio, ma depotenziato”.

Infine, la questione finanziaria che è stata sottolineata “persino dai banchi della maggioranza dove qualcuno ha detto che il provvedimento non ha benzina sufficiente per essere alimentato – ricorda il consigliere Pd –. Le risorse dedicate, a parte quelle già previste in bilancio, sono meno di 400mila euro in tre anni e appaiono davvero esigue, rispetto alla grande esigenza del territorio lombardo. Non ce ne sono per i Comuni, né per i contratti di fiume, né per i cosiddetti progetti strategici di sottobacino. Insomma, ancora una volta si ripropone il modello delle nozze con i fichi secchi che desta parecchie perplessità sulla reale volontà di risolvere questi problemi”.

Milano, 8 marzo 2016


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