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Mamoli, la Regione si attivi per salvare il sito produttivo

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MAMOLI, ROSATI (PD): LA REGIONE SI ATTIVI PER SALVARE IL SITO PRODUTTIVO

 “Ancora una volta siamo di fronte ad un'azienda manifatturiera lombarda che rischia di sparire e di lasciare a casa molti lavoratori e lavoratrici che ancora oggi e fino ai primi di maggio sono in cassa integrazione. A loro va la nostra solidarietà e il nostro impegno come gruppo regionale Pd. La Mamoli ha un grande valore territoriale, impiega circa 90 lavoratori e lavoratrici e, anche per l'eccessiva rigidità del sistema bancario, rischia di rimanere solo un marchio o comunque di perdere più della metà della forza lavoro. E stiamo parlando di una realtà che è stata in grado di rimettersi in piedi con le proprie forze nonostante la crisi del mercato e i mancati pagamenti di tanti clienti in difficoltà. Chiediamo che la Regione attivi in tempi rapidi tutti gli strumenti necessari per aiutare l'azienda a superare questa fase e affrontare il passaggio di proprietà nelle condizioni utili per permettere allo stabilimento di Lacchiarella di continuare a lavorare e creare valore come già sta facendo, impiegando tutti i lavoratori e le lavoratrici oggi in forza alla Mamoli.”

Lo dichiara il consigliere regionale del Pd Onorio Rosati in merito alla crisi della Mamoli Robinetteria di Lacchiarella, a margine dell'audizione tenuta questa mattina dalle rappresentanze sindacali e dall'amministratore delegato dell'azienda oggi in Consiglio regionale, nella Commissione attività produttive.

La Mamoli produce e vende rubinetterie e arredo bagno, impiega circa 90 lavoratori nell'unico stabilimento di Lacchiarella ed è in concordato preventivo in continuità dal novembre 2014 a causa della crisi dell'edilizia e della concorrenza straniera. Nel corso del 2015 ha prodotto utili e ha onorato gli impegni, ma gravano su di essa 5 milioni di debiti verso creditori privilegiati che non è in condizione di pagare. Da qui la necessità di vendere tentando di salvaguardare il sito produttivo. Nella migliore delle ipotesi finora sul campo sono a rischio 30 lavoratori.

 Milano, 7 aprile 2016

 


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