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Non diamo la colpa al caffè

Dovremmo promuovere un'indagine sul consumo di caffè nei palazzi istituzionali della regione. Sospettiamo, infatti, che negli ultimi giorni ci sia stata un'impennata di tazzine, almeno a giudicare dal nervosismo che serpeggia nei corridoi dei gruppi consiliari della maggioranza e della giunta.
E' bastato un articolo del sindaco di Bergamo Giorgio Gori contro il referendum per l'autonomia, accompagnato da un'analoga reprimenda dell'appena eletto segretario generale della CISL lombarda Ugo Duci, per scatenare reazioni scomposte da parte di una Lega che ostenta sicurezza, ma tradisce grande nervosismo.
In realtà, il PD in Consiglio regionale fin dall'ormai lontana approvazione del referendum (febbraio 2015) ha sottolineato l'inutilità della consultazione, che non porterebbe ad altro che alla necessità di avanzare al Governo una richiesta di maggiore autonomia che Maroni avrebbe già potuto far partire all'inizio del suo mandato da Presidente. Ma, evidentemente, a Maroni più che l'autonomia interessava e interessa la possibilità di avere una general-generica arma di propaganda da utilizzare per coprire l'inconcludenza di un'amministrazione che si è trascinata tra slogan e fallimenti legislativi.
L'ultimo esempio è la modifica della legge sul consumo di suolo approvata martedì. Trenta mesi fa era stato annunciato in pompa magna lo stop al consumo di suolo, in realtà l'unico stop è stato dato ai comuni che, per oltre due anni e mezzo, non hanno potuto pianificare il loro territorio, standosene ad aspettare che chi voleva costruire sulla base delle autorizzazioni esistenti andasse a far valere i suoi diritti. Ben poco si è costruito in Lombardia in questi anni, ma a causa della crisi del settore edilizio e non certo per la lungimiranza di una pilatesca amministrazione regionale. Ora, scaduta la moratoria, la regione è costretta a tornare sui suoi passi restituendo ai comuni l'autonomia di governo del proprio territorio e ponendo un limite che suona beffardo: costruite pure su aree libere, a patto che liberiate una pari superficie di terreno attualmente edificabile. Formalmente, il consumo di suolo non aumenterebbe, ma il disordine e il rischio di mettere in gioco aree di maggior pregio sono dietro l'angolo. Uno dei presupposti fondamentali della lotta al consumo di suolo, ovvero il recupero di aree dismesse e la riqualificazione degli edifici esistenti, viene così distrattamente lasciato per strada.
Il nervosismo della maggioranza viene accentuato anche dalle continue esternazioni di Maroni riguardo l'opportunità di un voto anticipato: se davvero la maggioranza viaggiasse a gonfie vele, come tenta di far credere il governatore, che bisogno ci sarebbe di una fine anticipata della legislatura? L'unica prospettiva "politica" di chi governa la Lombardia pare essere rimasta quella del referendum che Maroni ha annunciato di voler celebrare il 22 ottobre, ma che, a differenza del suo omologo veneto, non ha ancora provveduto a convocare. Lo farà, a quanto pare, il prossimo 29 maggio, per celebrare degnamente la sentitissima festa della Lombardia, ma crediamo si stia rendendo conto di come il percorso sia più complicato del previsto. Il governatore veneto Zaia da mesi è in contatto con prefetture e Ministero dell'Interno per organizzare la consultazione, Maroni su questo fronte non si è ancora mosso e rischia di arrivare in grave ritardo.
Il nervosismo del presidente cresce anche di fronte alle crepe della sua maggioranza, accentuate da vicende romane che, ormai, propongono Salvini e Berlusconi come separati in casa più che probabili alleati. Ecco allora che Maroni deve tentare di tenerseli buoni entrambi e, se twitta appena può elogi al capo di una Lega sempre meno lombarda, decide di insignire Berlusconi della Rosa Camuna con la scusa di premiare gli ex presidenti delle due squadre di calcio milanesi ormai diventate cinesi.
Nessun abuso di caffè, dunque, in regione, ma la sensazione sempre più palpabile di una legislatura che volge al termine e che mette a nudo tutti i limiti di un'amministrazione che avrebbe dovuto avere la Lombardia in testa, ma si è preoccupata solamente di sopravvivere a se stessa e ai propri problemi. Quelli dei lombardi, invece, sono rimasti lì senza che nessuno se ne occupasse.

Novità Settegiorni # 406 del 26/05/2017