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CAMBIA UN PO' LA LEGGE SUL CONSUMO DI SUOLO, I COMUNI CHE LO VOGLIONO POTRANNO RIDURLO

La normativa rimane sbagliata, basata sullo sviluppo edilizio senza fine

"Il fatto positivo è che i comuni ora possono tornare a programmare il territorio e anche a ridurre le aree ad oggi edificabili, cosa che la legge del 2014 sul consumo di suolo voluta da Maroni gli impediva".
Così Jacopo Scandella, capodelegazione democratico in commissione territorio, ha salutato l'approvazione della modifica della legge regionale del 2014 che aveva come intento dichiarato, e purtroppo solo quello, il contenimento della cementificazione del terreno libero, agricolo e verde, in Lombardia. Una cattiva legge, contro cui il Pd si era battuto in commissione e in aula, e a darne il senso è paradossalmente lo stesso relatore, Carlo Malvezzi di Forza Italia, che ha rivendicato la volontà di difendere i 500 milioni di metri quadrati di terreno edificabile già compresi nei piani di governo del territorio dei 1500 comuni lombardi. "Il Piano Territoriale Regionale adottato in contemporanea - aggiunge Scandella - sostiene che il 45% degli ambiti di trasformazione eccede i reali fabbisogni abitativi e produttivi, eppure il centrodestra continua a basarsi su un modello, quello dell'espansione edilizia infinita, che ormai non esiste più, che ha smesso da tempo di creare ricchezza e, anzi, ha finito per consumarla. Il tema di oggi è la rigenerazione urbana, il recupero delle aree dismesse, la pianificazione condivisa tra i comuni. Di tutto questo, però, non c'è ancora traccia".
La modifica approvata martedì a maggioranza (il PD si è astenuto) mette una pezza alla legge 31 del 2014, dando la possibilità ai comuni di rimettere mano alla programmazione territoriale ed urbanistica, mantenendo però non superiore a zero il "Bilancio ecologico del suolo". In altre parole, sarà possibile per i comuni tornare a fare varianti ai piani di governo del territorio ma essi non potranno aumentare, mentre potranno diminuire, le aree edificabili. La legge del 2014, paradossalmente, glielo impediva.
"Se siamo stati chiamati a discutere questa modifica - spiega il capogruppo Enrico Brambilla - è per sancire il fallimento della legge sul consumo di suolo tanto declamata da Maroni e dai suoi. Lo sapevamo che sarebbe finita così e lo avevamo denunciato per tempo. Mantenendo un giudizio negativo molto forte della legge madre, per rispetto ai comuni non abbiamo votato contro. La nostra è stata un'astensione sul merito della modifica, che era inevitabile, ma rimane la critica netta contro le scelte di politica urbanistica della maggioranza".



la diretta prima della seduta in Aula consiliare con Fabio Pizzul e Jacopo Scandella



Novità Settegiorni # 406 del 26/05/2017