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Quando le parole nascondono un fallimento

Le parole sono strumento molto potente. Non solo descrivono, spesso creano la realtà. Possono consolare, ma anche ferire, fino a provocare abissi di dolore e di distruzione.
Proprio per questo le parole andrebbero usate con cura e precisione, per non usurarle o consumarle.
La stessa politica è fatta soprattutto di parole, spesso utilizzate come armi per ferire o denigrare chi non la pensa come noi. Parole urlate, quando si vuol nascondere il vuoto di idee. Parole forzate, quando si vuole piegare la realtà alle proprie esigenze.
La politica è fatta di parole. Le idee viaggiano sulle parole. Le parole sono in grado di orientare il nostro modo di agire. Senza scomodare la Bibbia, potremmo dire che le parole hanno un formidabile potere creativo e creatore, per questo vanno utilizzate con sapienza e prudenza.
Le parole, quando insistentemente utilizzate, hanno anche una sorta di potere ipnotico e creano una sorta di assuefazione capace di distorcere la realtà e di farci percepire come naturali e scontati anche ragionamenti che non hanno aggancio alcuno con la nostra esperienza o con i fatti concreti. Ci si abitua a tutto tramite l'uso insistito delle parole, tanto che quelli che qualche anno fa potevano essere considerati insulti oggi sono diventati termini di uso corrente. La politica e i politici, in questo, hanno avuto un ruolo determinante nel modificare il nostro linguaggio.
Gli esempi di un uso distorto e violento delle parole potrebbero sprecarsi, ma non è questo l'obiettivo del nostro fin troppo prolisso preambolo.
Anche in Lombardia assistiamo in queste settimane a una sorta di manipolazione della realtà grazie all'insistito uso di parole che ci fanno percepire come naturale e scontato un modo di agire che ha del paradossale.
Maroni, eccoci al dunque, da qualche tempo parla con naturalezza della possibilità di un voto anticipato per la regione. Lo strumento principe dell'opposizione, ovvero la richiesta di dimissioni del presidente, è diventato arma per il presidente stesso, che con estrema disinvoltura evoca un suo passo indietro per poter andare al voto qualche mese prima rispetto alla data di fine naturale della X legislatura fissata nel 25 febbraio.
Le dimissioni anticipate sono un fatto grave, che dovrebbe derivare dalla presa d'atto di una crisi insanabile della propria maggioranza o da motivazioni esterne di grande rilievo, tali da non consentire la prosecuzione di un mandato affidato a chi guida la regione direttamente dai cittadini. Per Maroni tutto questo pare non avere alcuna importanza. A noi pare, invece, che le eventuali dimissioni anticipate debbano essere considerate un fallimento, ovvero l'esplicita ammissione dell'impossibilità a proseguire una legislatura che si sta da mesi trascinando in modo stanco e indolente e che, fin dai suoi esordi, ha dimostrato di non avere una strategia e di nascondersi dietro i proclami di un'autonomia che dovrebbe portare più soldi in una Lombardia che non ha chiari orizzonti verso cui muoversi. Ecco un'altra parola abusata ed usurata, autonomia, trasformata in bandiera di una politica senza idee e incaricata di nascondere un centralismo regionale che sa di occupazione di poltrone e potere.
Nascosto dietro il paravento dell'election day, in caso di elezioni politiche anticipate, Maroni prova, con il potere delle parole, a far passare come normale una fine anticipata di legislatura che certifica il fallimento del suo progetto per la Lombardia e nasconde l'unico vero obiettivo del presidente: tentare il colpaccio di una rielezione che garantirebbe il suo futuro politico, ma condannerebbe la Lombardia all'immobilismo inerte di questi ultimi 4 anni.
Ben vengano, allora, le elezioni anticipate evocate da Maroni. Non siamo certo noi a temerle. E' ora di porre fine al grande bluff di un centro destra che da troppi anni si proclama paladino dell'autonomia lombarda, ma pensa solo a consolidare la propria occupazione del potere lombardo.
E allora, non maltrattiamo le parole e chiamiamo con il suo vero nome questa tentazione di voto anticipato a cui Maroni fatica a resistere. Il suo vero nome è fallimento, di Maroni e del suo presunto progetto per la Lombardia.


Novità Settegiorni # 407 del 01/06/2017