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Rompiamo il silenzio sulla 'ndrangheta

L'ombra della 'ndrangheta si allunga sempre più sulla Lombardia. Le indagini della procura ci consegnano l'immagine di un territorio fragile e sempre più controllato da personaggi con pochi scrupoli e tante inconfessabili collusioni, dolose o talvolta colpevolmente superficiali e inconsapevoli.
La mafia esiste, anche al Nord, e si nutre di silenzio e opportunismo, conditi con abitudini e riti di potere e prepotenza che creano le condizioni perché la politica e le istituzioni si velino di un'opacità che rende molto più facile condurre affari al limite o oltre la legalità.
In una situazione di questo tipo non si può tacere e occorre mettere in campo tutti gli strumenti necessari perché società e politica sviluppino gli anticorpi necessari a fare fronte all'avanzare della criminalità organizzata.
Bisogna reagire con prontezza a questa situazione e recuperare in fretta il terreno conquistato da chi ha scelto di mettere radici anche nella ricca Lombardia per allargare un giro di affari ormai globalizzato. Come uscire allora da questa situazione?
Anzitutto uscendo dal silenzio, il brodo di coltura ideale per la criminalità organizzata.
Chi tace crea spazi d'ombra utili a tutti meno che ha chi ama la legalità. Non tacere significa anche non negare i rischi e i possibili imbarazzi. La politica ha il dovere della trasparenza e della chiarezza di rapporti. Non si tratta di dividersi tra giustizialisti e garantisti, ma di creare le condizioni perché i cittadini possano contare su istituzioni capaci di difendere i diritti di tutti e la legalità.
Il PD, nel suo piccolo, sta tentando di offrire chiari segnali in questa direzione.
Alcuni esempi contano più di tante parole.
Il sindaco di Pero (MI) Luciano Maneggia ha immediatamente sospeso dalle funzioni un suo assessore che risultava citato in alcune intercettazioni tra personaggi in odore di 'ndrangheta. Al momento non c'è alcuna prova e nessun provvedimento giudiziario a carico dell'ormai ex assessore di Pero, ma fare chiarezza e porre dei gesti inequivocabili in modo tempestivo è l'unico modo per fare fronte comune al malaffare. Il gruppo regionale del PD, dal canto suo, ha chiesto, d'intesa con Sel e Pensionati, un Consiglio Regionale straordinario sulla vicenda della 'ndrangheta. Non è un semplice passaggio simbolico: la politica è fatta di atti concreti più che di parole.
Chiediamo che anche altri attori istituzionali e politici di questa nostra regione manifestino chiaramente la loro volontà di non celare sotto il silenzio il proprio imbarazzo per quello che sta accadendo.
Lo stile conta. La mafia e la 'ndrangheta si nutrono anche di grandi rappresentazioni simboliche. L'immagine di istituzioni che negano la presenza del malaffare, si chiudono nel silenzio o omettono di prendere decisioni, magari dolorose, ma chiare per marcare la propria distanza da qualsiasi equivoco, rischia di alimentare sospetti e diffidenze che non giocano a favore di chi lotta contro le infiltrazioni. Sconfiggere la mafia è interesse di tutti. Dimostriamolo con i fatti.

Novità Settegiorni # 104 del 23/07/2010