LA 'NDRANGHETA SBARCA IN BRIANZA
Il direttore dell'Asl di Monza e Brianza non si dimette, ma il PD brianzolo chiede un passo indietro
Il direttore dell'Asl di Monza e Brianza, nominato dalla Giunta regionale e in carica fino a fine anno, Pietrogino Pezzano, per ora non si dimette e si difende sui giornali, cercando di minimizzare e giustificare intercettazioni che lo vedono coinvolto, ancorché non indagato, con esponenti della 'ndrangheta finiti in carcere nell'ambito della maxi operazione dei giorni scorsi che ha portato all'arresto di più di 300 persone e svelato un lungo elenco di intrecci tra mafiosi e amministrazione pubblica.
Il potente assessore provinciale al personale e agli affari generali della neonata provincia di Monza, Rosario Perri, per anni capo incontrastato dell'edilizia privata al comune di Desio, si è invece dimesso, anche in questo caso senza che fosse destinatario di avvisi di garanzia: oltre ad essere indicato nelle intercettazioni come "appoggiato da persone evidentemente di rispetto" a inguaiare Perri ci si è messa pure una conversazione telefonica intercettata dagli inquirenti in cui chiede al figlio di trafugare all'estero 500 mila euro, di oscura provenienza e fino a quel momento "nascosti nei tubi", dice al telefono. Il figlio dice che non se la sente di assecondare il padre ma intanto il dialogo finisce tra le carte degli inquirenti e quindi sui giornali. Da qui le dimissioni.
Dimissioni chieste a gran voce dal PD brianzolo, attraverso i consiglieri regionali Enrico Brambilla, segretario provinciale, Giuseppe Civati e il capogruppo in Provincia Gigi Ponti. "Gli amministratori coinvolti e chiamati in causa nell'ambito dell'inchiesta sulla 'ndrangheta, che registra in Brianza uno dei filoni principali, devono farsi da parte. Riteniamo che sia dovere di tutti chiedere un passo indietro a chi, pur non essendo indagato, non solo abbia avuto rapporti con esponenti della 'ndrangheta, ma si sia reso responsabile di condotte inaccettabili per chiunque, soprattutto per chi amministra la cosa pubblica, come il tentativo di esportare all'estero illegalmente capitali sulla cui esistenza e provenienza speriamo gli inquirenti facciano luce al più presto".
Ponti e il gruppo PD in Provincia hanno chiesto al prefetto di Milano la convocazione urgente del Comitato sulla sicurezza per chiedere subito i poliziotti e le forze dell'ordine che ancora mancano in provincia. Nel frattempo nel comune che sembra epicentro degli intrecci tra mafia e politica in Brianza, Desio, la maggioranza di centrodestra che sostiene il sindaco Mariani è in evidente difficoltà. Dopo che dalle intercettazioni sono emersi pesanti coinvolgimenti del presidente del consiglio comunale e di un consigliere comunale, uno dei due leader del PDL desiano, il consigliere regionale Civati ha chiesto al ministro Maroni di valutare si vi siano i presupposti per sciogliere il comune per mafia. La consigliera Lucrezia Ricchiuti ha parlato di "PDL inquinato" e chiesto le dimissioni del sindaco, richiesta sostenuta sostanzialmente dal PD provinciale che ha promosso insieme al gruppo comunale di Desio un presidio all'indomani del consiglio comunale disertato da PDL e Lega Nord in cui si sarebbe dovuto discutere di 'ndrangheta e infiltrazioni.
"Chiediamo a Mariani - ha detto la Federazione provinciale attraverso il segretario Brambilla - se pensa che ci siano ancora le condizioni per proseguire serenamente l'attività amministrativa e se non sia il caso che rassegni le dimissioni. Analoga domanda la rivolgiamo a Lega Nord, il cui silenzio sui coinvolgimenti di esponenti di rilievo, anche se non indagati, tra i propri alleati sta diventando imbarazzante".
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