EURECO: TANTE LE DOMANDE CHE CHIEDONO RISPOSTE
Quanto accaduto alla Eureco di Paderno Dugnago il 5 novembre pone più di un interrogativo sui sistemi di sicurezza attivati e la richiesta di una severità dei sistemi di controllo delle situazione di rischio.
L'esplosione avvenuta il 4 novembre scorso all'Eureco di Paderno Dugnano e che ha avuto conseguenze devastanti per i lavoratori coinvolti, apre più di un interrogativo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e sulla indispensabile verifica delle procedure di controllo delle attività pericolose. Va in questa direzione l'interrogazione depositata da Carlo Borghetti in cui si chiede all'Assessore competente di riferire in merito alla vicenda e alle azioni messe in campo da Regione Lombardia.
L'interrogazione che prevede, come da richiesta, una risposta scritta dell'Assessore, oltre a considerare la situazione scandisce le questioni aperte. "Quanto successo in Eureco - dice il consigliere regionale del PD - ci interroga sulla molteplicità delle situazioni pericolose (sono 259 i siti a rischio in Lombardia) che si intersecano con un territorio, come quello lombardo, fortemente antropizzato e urbanizzato. Credo che nessuno possa obiettare che in simili circostanze vi sia un compito fondamentale di controllo dei siti industriali nei quali esistono lavorazioni sensibili ed a rischio per l'ambiente e per la salute della collettività. Si tratta solo di fare buona amministrazione pubblica, vicina ai bisogni dei cittadini e attenta alla loro salute. Quanto accaduto, con il tributo di lavoratori al momento ustionati ed intossicati, è un campanello d'allarme che non va ignorato. Questo indipendentemente dalla probabilità di una casualità dell'evento scatenante".
L'interpellanza chiede quali interventi la Giunta intenda mettere in campo, o abbia già messo in campo, attraverso i suoi enti di supporto, per verificare la dinamica dell'incidente. Si tratta cioè di capire le caratteristiche dei rifiuti (pericolosi e non) trattati dalla Eureco srl, la regolarità delle certificazioni, il rispetto delle prescrizioni, i controlli effettuati nel tempo, il rispetto dei protocolli di smaltimento.
Oltretutto si chiede come mai la società non era più soggetta al Decreto Legislativo 333, noto come Direttiva Seveso, pur maneggiando e smaltendo prodotti pericolosi. Tutti adempimenti doverosi per rispondere ai dubbi che da più parti si sono levati all'indomani dell'incidente e che tengono in allarme i cittadini dell'area.
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