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DOPO LA CAMPAGNA ANTI FRONTALIERI LA LEGA DEI TICINESI PASSA AI FATTI

Il governo cantonale blocca metà dei ristorni ai comuni di frontiera. Per il PD Governo e Regione devono intervenire

Dopo la dura campagna contro i lavoratori frontalieri portata avanti dalla Lega ticinese e dal partito della destra populista svizzera UDC, campagna che ha fruttato alla Lega e al partito alleato un indiscusso successo elettorale alle elezioni cantonali dello scorso 10 aprile, si è tradotta ieri nella prima decisione concreta. Il Governo ticinese era chiamato a scegliere se congelare o meno parzialmente il riversamento dei ristorni per i frontalieri al fine di fare pressione su Roma e in particolare sul ministro dell'economia italiano Giulio Tremonti per ridiscutere gli accordi bilaterali italosvizzeri. Alla fine ha prevalso la linea del congelamento parziale, del 50%, della quota destinata ai comuni di frontiera. La metà dei ristorni sarà quindi conservata in un conto corrente della Banca di Stato svizzera in attesa dell'apertura di un tavolo con il Governo italiano. La decisione è frutto di un accordo tra i due ministri leghisti, Marco Borradori e Norman Gobbi e l'esponente del PPD, il partito centrista cristiano, Paolo Beltraminelli, che hanno battuto il socialista Manuele Bertoli e la liberal-radicale Laura Sadis, favorevoli alla via del dialogo chiesta da Berna.
La decisione di Bellinzona di bloccare la metà dei ristorni ha pesanti ripercussioni per le casse di molti comuni delle province di Como, di Varese e del Verbano Cusio Ossola: verrebbero a mancare circa 20 milioni di euro, vitali per assicurare alle piccole realtà locali i servizi essenziali, a partire dai trasporti pubblici e dalle politiche sociali.
Immediato è stato il commento del Partito Democratico lombardo, che ha chiamato in causa il Governo e la Regione.
"Il governo ticinese si è assunto la grave responsabilità di agire in contrasto con un accordo internazionale siglato tra Italia e Confederazione Elvetica nel 1974 - hanno scritto in una nota il capogruppo Luca Gaffuri, il vicesegretario Alessandro Alfieri e Stefano Tosi -. Se si è arrivati a questo punto - hanno aggiunto - è perché il Governo ha a lungo sottovalutato il problema, e addirittura la Lega Nord ha a più riprese dimostrato vicinanza e comunanza di valori con la Lega ticinese, principale responsabile della decisione di bloccare la metà dei ristorni. Il Governo italiano si deve ora muovere riattivando i canali diplomatici con Berna per chiedere il rispetto degli accordi e il ristabilimento di relazioni serene tra i due Paesi. È essenziale che sia garantita l'intera quota di ristorni ai comuni frontalieri, senza la quale le amministrazioni non possono chiudere i bilanci e garantire servizi essenziali ai loro cittadini. Parallelamente la Regione Lombardia, sulla scorta dei rapporti di amicizia e di collaborazione istituzionale deve mettere in campo tutte le azioni utili affinché si ricreino le condizioni positive idonee alla piena attuazione degli accordi in essere".
La vicenda sarà discussa in Consiglio regionale martedì: il PD ha infatti presentato un'interrogazione a risposta immediata che sarà discussa durante il question time.

Novità Settegiorni # 146 del 01/07/2011