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UNIONE DEI PICCOLI COMUNI, LA REGIONE RICORRE CONTRO IL GOVERNO

Santantonio: scelta giusta, con questa legge nessun risparmio e servizi peggiori

L'associare i servizi fondamentali tra i piccoli comuni attraverso lo strumento dell'unione o della convenzione è uno degli obiettivi dichiarati della manovra correttiva dello scorso agosto, il tutto ispirato a un principio di risparmio di risorse pubbliche e di efficientamento. Se non fosse che la norma, l'articolo 16 del decreto 138, regola in modo diverso le unioni tra i comuni sopra e sotto la soglia dei mille abitanti e impone limiti demografici molto impegnativi (almeno cinquemila abitanti per le unioni di comuni sotto i mille, almeno di diecimila per le unioni di comuni tra mille e cinquemila) e in tempi troppo stretti per essere attuabili. Contro quelle disposizioni si è mossa l'Anci, si sono mossi i comuni lodigiani con un convegno di due settimane fa organizzato dall'Acl (associazione dei comuni lodigiani), e in Consiglio regionale si è mosso il Partito Democratico, nel mese di ottobre con una propria mozione aveva ottenuto l'impegno da parte dell'assessore alla semplificazione Carlo Maccari ad attivarsi per la revisione dei limiti demografici e per la presentazione di una norma regionale, ritagliata sulle esigenze degli oltre 1500 comuni lombardi, tra cui molti di piccole e piccolissime dimensioni, che rendesse attuabili le prescrizioni della legge nazionale.
La novità è arrivata lunedì in serata, con la decisione della Giunta di ricorrere alla Consulta contro l'articolo 16 per conflitto di competenza. E martedì, durante i lavori dell'Aula, l'assessore Maccari ha confermato l'intenzione di presentare a breve, perché la si approvi entro fine anno, una legge regionale per cambiare i limiti demografici e per valorizzare l'omogeneità territoriale interna alle unioni.
"La norma voluta dall'ex ministro Calderoli è inadeguata allo scopo prefisso - dichiara il consigliere regionale del PD Fabrizio Santantonio - perché anziché favorire le unioni o le convenzioni tra i piccoli comuni finisce per ostacolarle, o renderle inattuabili. Obbligare i comuni ad unioni innaturali, troppo estese o addirittura con comuni non confinanti rischia di non ottenere l'obiettivo del risparmio e peggiorare i servizi resi ai cittadini. Non sarebbe infatti funzionale gestire attraverso unioni o convenzioni non omogenee servizi come la polizia locale, la gestione della viabilità e dei trasporti, la gestione del territorio e dell'ambiente. Non solo: ad aggravare il quadro la manovra impone anche ai comuni più piccoli, già vessati da continui e pesanti tagli, la camicia di forza del patto di stabilità. La Regione ha dunque ben fatto a ricorrere alla Consulta. Ora si lavori insieme per approvare entro dicembre una nuova norma che abbassi i limiti demografici, favorisca realmente le unione o le convenzioni tra i centri più piccoli e garantisca efficienza e qualità dei servizi alle nostre comunità locali".

Novità Settegiorni # 162 del 18/11/2011