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Ombre oscure sull'amministrazione lombarda

Giorni tristi per la politica lombarda. E non a causa di un bilancio preventivo che si sta dimostrando ancora più magro e tirato di quanto si potesse ipotizzare.
L'arresto del vice presidente del Consiglio regionale Franco Nicoli Cristiani getta un'ombra lunga e scura sull'intera macchina amministrativa lombarda e, più in generale, sulla credibilità di una politica che, tra mille esitazioni, sta tentando di recuperare un rapporto con i cittadini sempre più preoccupati ed esasperati dalla crisi economica.
A nessuno si augura il carcere, vedersi privati della propria libertà personale, seppure per prove a prima vista schiaccianti, è esperienza traumatica e drammatica. Ma il politico bresciano non è un personaggio qualunque: ha attraversato da protagonista buona parte della recente stagione amministrativa lombarda, prima come assessore (all'Ambiente e al Commercio), poi, negli ultimi anni, da membro dell'Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale in rappresentanza del maggior partito in Lombardia, il Popolo delle Libertà. Anche se il presidente Formigoni si affretta a scaricarlo definendolo non formigoniano, Nicoli Cristiani è stato per almeno quindici anni al vertice del potere lombardo.
Formigoni ha tutto il diritto di chiamarsi fuori e di sostenere a mezzo stampa che di questa vicenda non sa e non poteva sapere nulla, ma ha anche il dovere di chiarire perché nel cuore della sua amministrazione e in settori delicati come quelli che hanno a che fare con l'ambiente siano potute circolare, e a quanto pare senza troppe remore, mazzette da centinaia di migliaia di Euro. La coincidenza temporale di queste vicende con l'affaire San Raffaele non fa che aumentare le inquietudini e le domande.
Saranno le indagini, ancora in corso, e i magistrati a ricostruire quanto accaduto e ad accertare le eventuali responsabilità penali, ma ascoltare gli inquirenti parlare ufficialmente di un sistema consolidato di favori oliato da ingenti trasferimenti di denaro non tranquillizza e, anzi, apre inquietanti punti interrogativi sulla gestione di partite delicate come i rifiuti e le discariche in Lombardia. Vedere associato ai reati di corruzione e traffico illegale di rifiuti il nome del coordinatore degli staff dell'Arpa (Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente) non può lasciare indifferenti. E' per questo che il Pd ha chiesto che il presidente Formigoni riferisca con urgenza in Consiglio su quanto accaduto in queste ultime ore.
Nicoli Cristiani e gli altri coinvolti nell'indagine hanno il diritto di poter chiarire la loro posizione e di essere considerati innocenti fino al compimento dell'iter giudiziario, ma la politica lombarda ha il dovere di interrogarsi sul perché nel 2011 possano ancora esistere vicende come questa.
Il Consiglio regionale, non più tardi di dieci mesi fa, ha adottato all'unanimità e con grandi proclami due importanti provvedimenti sull'educazione alla legalità e sul contrasto alla criminalità. Ora si trova nell'occhio del ciclone per una vicenda che sembra tratta dalle cronache di Tangentopoli. L'efficiente ed eccellente Lombardia pare dover lottare contro un nemico che non arriva da chissà dove, ma vive e prospera all'interno di un'amministrazione che è composta da persone capaci e competenti, ma che mostra tutti i difetti e le incrostazioni tipiche dei sistemi di potere che non hanno conosciuto ricambi e fisiologiche alternanze.
C'è molto da riflettere su quanto sta accadendo in questi giorni in regione.
Il segnale di sobrietà che il Consiglio lancerà lunedì prossimo con l'approvazione della legge che taglia indennità e vitalizi dei consiglieri è importante, ma non elimina l'ombra lunga che si è distesa sui palazzi del potere lombardo. E quando le ombre si allungano e si fanno più scure, significa che il tramonto è vicino.

Novità Settegiorni # 164 del 02/12/2011