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Un brutto regalo di compleanno per Maroni

Sembra di essere tornati indietro di un anno e mezzo. In Lombardia si rivedono le Fiamme Gialle e ricompaiono anche le manette. Questa volta tocca a Infrastrutture Lombarde (Ilspa), una sorta di Iri della regione, titolare di appalti e gare per un valore di oltre 11 miliardi di Euro. Molti i personaggi coinvolti nelle indagini, ma a fare notizia è soprattutto l'arresto di Antonio Rognoni, uomo forte della gestione Formigoni, dimessosi lo scorso 17 gennaio dal ruolo di direttore generale di Infrastrutture Lombarde, ma tutt'ora operativo.
Nei corridoi della regione prevale un silenzio imbarazzato e i commenti scivolano nelle direzioni più diverse. Ai soliti specialisti dell'"io l'avevo detto" si affiancano i teorici della minimizzazione all'insegna del "finirà tutto in nulla", ma un po' tutti si rendono conto che questa indagine punta al cuore del sistema regionale.
Maroni personalmente non ha nulla da temere, visto che gli addebiti si riferiscono a periodi in cui lui non aveva nulla a che fare con la Lombardia, ma il problema di dover dimostrare che la struttura regionale è capace di lasciarsi alle spalle opacità, sospetti e irregolarità è tutto suo. Dopo un anno di amministrazione, non si può più contare sul beneficio concesso ai nuovi arrivati e non si può neppure invocare la necessità di avere il tempo di cambiare le cose: la macchina dovrebbe essere a pieno regime e sotto il totale controllo di chi governa. Così evidentemente non è, anche se i fatti contestati risalgono ad anni precedenti. Le dimissioni del principale degli arrestati, Antonio Rognoni, dal ruolo chiave di direttore generale di Infrastrutture Lombarde non sono elemento sufficiente per poter dire che è tutto a posto.
Quando è la magistratura a dover mettere le mani sulle carte e a dover bloccare cautelativamente l'azione dei manager, significa che qualcosa non ha funzionato a dovere e che l'asserita novità nella gestione della macchina regionale è stata più enunciata che praticata.
Se poi tutto questo finisce per sfiorare (e speriamo che il verbo corretto rimanga questo) l'Expo, il livello di guardia deve alzarsi e la necessità di fare completa chiarezza sulla vicenda diventa un imperativo categorico. Per questo il Pd ha chiesto a Maroni di riferire quanto prima al Consiglio regionale sulla vicenda e di fornire tutte le garanzie possibili perché i lavori di Expo, di cui Ilspa è la stazione appaltante, possano proseguire spediti, con i necessari controlli e la totale trasparenza.
Se Maroni nei giorni scorsi pareva incline a chiamarsi fuori dalla coalizione istituzionale per la buona riuscita di Expo, l'indagine su Infrastrutture Lombarde gli impone ora di trasformarsi in garante della trasparenza e della regolarità del percorso per evitare inopinabili e potenzialmente disastrosi rallentamenti dei lavori.
Non è certo un bel modo per festeggiare il primo compleanno della Giunta. E pensare che il Governatore aveva organizzato una sorta di grande ricevimento con le parti sociali nel ruolo di invitati e il presidente di Confindustria Squinzi nelle vesti di ospite d'onore. Lo slogan "dal programma ai fatti" rischia così di venire travolto da un ritorno al passato che allunga nuove ombre sulla macchina regionale.
Avremmo preferito parlare di politica e poter raccontare di come Maroni sia un presidente al rallentatore che deve sgolarsi per tentare di far credere ai lombardi che le cose vadano per il meglio. Dobbiamo rassegnarci a commentare una nuova pesante inchiesta della procura. Per la Lombardia il presente sembra tremendamente uguale al passato. L'hastag #maronidattiunamossa, da noi coniato per descrivere il primo anno di amministrazione leghista, vale per le politiche regionali e, a maggior ragione, per l'intricata matassa delle società regionali che trova in Ilspa uno snodo fondamentale.

Novità Settegiorni # 262 del 21/03/2014