settegiorni
linea
  torna al sommario condividi:                                       


Maroni faccia i suoi conti e ci dica che cosa intende fare

L'assessore Mantovani, come previsto, salva la poltrona, ma possiamo parlare di una vittoria di Pirro. Pochi istanti dopo il voto compatto della maggioranza a favore del vice-presidente, Maroni ha preso la parola per annunciare che entro fine giugno arriverà il libro bianco per la riforma della sanità in Lombardia. Come dire, "Mantovani stia sereno, della sanità mi occuperò io". Come se non bastasse, a mezzo stampa, lo stesso Maroni ha dichiarato di voler anticipare i tempi affidando a un unico superassessore, che potrebbe arrivare già a luglio, il compito di armonizzare servizi sociali e sanità.
Quella che doveva essere una difesa di Mantovani, si è trasformata in una sorta di cortese benservito, accompagnato da dichiarazioni di circostanza da parte di quasi tutti i capogruppo della maggioranza.
Maroni si è anche spinto a delineare i titoli della riforma che, a giudicare da quello che si è sentito in aula, ha molti più elementi di contatto con quanto prevedeva il programma elettorale di Ambrosoli che con le scarne affermazioni che accompagnavano in quello di Maroni le promesse su macroregione e 75%.
Proprio per questo il Pd ha dichiarato di non tirarsi indietro rispetto a una possibile riforma; atteggiamento ribadito anche da Umberto Ambrosoli che ha precisato come il centrosinistra porterà avanti le proprie proposte per garantire ai lombardi una sanità ancora più efficiente, trasparente e vicina al territorio.
Maroni è stato abile a divincolarsi dall'abbraccio mortale di Mantovani, ma ha così dimostrato tutta le debolezza di una maggioranza che, duramente colpita anche dall'esito del turno elettorale europeo e amministrativo, sta provandole tutte per rimanere in sella, consapevole che il minimo scossone potrebbe essere molto complicato da assorbire.
Obbligati a rimanere uniti, i gruppi di maggioranza se ne stanno tranquilli nella rassicurante ombra del presidente che, con la sua Giunta in odore di nuovo rimpasto (si parla anche del ripescaggio di alcuni illustri sconfitti alle recenti elezioni), detta tempi e proposte a un consiglio che pare anestetizzato dalla necessità di non crearsi problemi che possano in qualche modo evidenziare la difficoltà di trovare accordi e mediazioni tra forze che faticano anche a parlarsi.
In questo clima ci accingiamo ad affrontare la discussione sull'assestamento di bilancio che, entro fine luglio, indicherà le strategie con cui Maroni intende percorrere i prossimi sei mesi.
A poco più di un anno dalla vittoria elettorale del centro-destra, la Lombardia ha letteralmente cambiato colore e le amministrazioni omogenee al governo regionale sono sempre più rare. Maroni governa con piena legittimità, nessuno può metterlo in dubbio, ma si deve confrontare con sfide ed equilibri che assumono colore e sapori diversi, a cominciare dal cammino verso la Città metropolitana che tra poche settimane cambierà il quadro istituzionale di Milano e di una significativa parte della regione.
L'aria attorno a Palazzo Lombardia è cambiata e la maggioranza forza-leghista non può far finta di nulla. Come Pd non rivendichiamo nulla, se non la necessità che Maroni svesta i panni del salvatore della Lega e provi a indossare quelli del presidente dei lombardi per tracciare percorsi di netta discontinuità con una gestione regionale che ha maramaldeggiato per due decenni e che ora non regge più. Se c'è la voglia di cambiare e collaborare, Pd e il Patto civico non si tireranno indietro, in caso contrario Maroni sappia che troverà pane per i suoi denti e che il credito di questo primo anno di legislatura è scaduto.

Novità Settegiorni # 273 del 13/06/2014