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Un cammino tortuoso e confuso

Un cammino tortuoso, confuso, sotto tutela della Giunta, carico di annunci vuoti e non privo di contrasti interni. Ci stiamo riferendo all'ultimo provvedimento varato dal Consiglio regionale martedì scorso, ma, più in generale, queste parole potrebbero ben descrivere anche la situazione della maggioranza di centro destra in Lombardia.
La nuova legge in questione è quella che si occupa di coniugi separati e prevede un aiuto per coloro che, usciti da un matrimonio religioso o civile, si trovino in condizioni di difficoltà economica e abitativa e abbiano figli da mantenere.
La confusione deriva dal fatto che in commissione il provvedimento è stato più volte rimaneggiato e corretto con evidenti sbandamenti interni alla maggioranza e una presenza assillante della Giunta, che, con l'inusuale ingerenza, continua e invadente, dell'assessore Cantù ai lavori della commissione, ha letteralmente messo sotto tutela relatore e consiglieri di maggioranza.
Singolare anche lo slittamento subito dalla legge che, da provvedimento mirato a intervenire su una delle nuove povertà emergenti, quella dei padri separati, si è trasformato, almeno a giudicare dalle dichiarazioni in aula, in una sorta di manifesto a difesa della famiglia fondata sul matrimonio. Peccato che l'esito della nuova legge sia il sostegno a chi il matrimonio se lo vede buttato a mare e che il sostegno selettivo ai genitori che lo abbiano precedentemente contratto suona come una difficilmente spiegabile discriminazione tra persone in potenziale stato di grave difficoltà economica. A meno che non si voglia spiegare tutto con quanto affermato in aula dall'assessore alla famiglia, ovvero che coloro che sono in una situazione critica per una separazione e non si siano prima sposati sono vittime delle loro scelte.
Un atteggiamento duro e chiuso, che non tiene conto delle condizioni di difficoltà delle persone, ma preferisce affermare un principio astratto di difesa del matrimonio finendo per attuare una discriminazione pratica tra persone, con l'aggravante della presenza (tutt'altro che trascurabile) di eventuali figli minori. La cattiva coscienza della maggioranza si è manifestata anche in aula attraverso l'approvazione di un ordine del giorno, che ha visto la dissociazione dell'NCD, che invita la Giunta a prendere in considerazione la possibilità di allargare i benefici della legge anche ai separati che non abbiano precedentemente contratto matrimonio.
Una situazione paradossale, con un'astratta affermazione di principio che finisce per causare discriminazione e potenziali nuove sofferenze sociali. L'atteggiamento all'insegna del "ben gli sta, peggio per loro" ci pare quanto di più scorretto si possa teorizzare.
Come avrete già capito, il voto del PD è stato contrario. Con grande strepito di parti della maggioranza che ci hanno accusato di voler distruggere la famiglia e promuovere le convivenze e le coppie di fatto. Affermazioni ben strane, visto che ci troviamo di fronte a un provvedimento che sostiene chi (spesso incolpevolmente, per carità) sceglie la separazione e, quindi, la famiglia la "distrugge".
Il cammino di questa legge, come dicevamo, ci pare una buona metafora dell'attuale maggioranza: confusa, litigiosa, inconcludente e sotto chiara tutela di una Giunta che continua a fare proclami, ma conclude ben poco di concreto.
Se la situazione è questa, Maroni non può chiedere al Pd di fare da stampella o di suffragare con un atteggiamento benevolo il suo operato.
Lo abbiamo dimostrato in questi mesi: da parte nostra non c'è nessun atteggiamento di critica precostituita o preconcetta, ma nessuno può chiederci di far finta di niente di fronte a evidenti forzature che nulla hanno a che fare con la buona amministrazione.

Novità Settegiorni # 274 del 20/06/2014