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L'estate di Maroni tra appello al popolo e ricerca di visibilità

Riprende l'attività istituzionale dopo una pausa d'agosto travagliata, per le bizzarre condizioni atmosferiche che hanno fortemente colpito, almeno al Nord, il settore turistico e agricolo, e per le incertezze lavorative che stanno condizionando la vita quotidiana di moltissimi lombardi. In questo contesto, l'estate della politica lombarda è stata dominata dalla vicenda dei Bronzi di Riace, quasi che fosse quella la chiave di volta per il successo di Expo. Maroni ha individuato in questa vicenda la possibilità di avere un po' di visibilità e di tentare di dimostrare il suo impegno per la buona riuscita dell'esposizione universale. Affidando a Sgarbi la gestione della vicenda si è assicurato un collaboratore indubbiamente capace di catalizzare l'attenzione mediatica e di non farlo passare inosservato. Accanto a questa disfida bronzea, arriva ora l'ennesima proposta leghista di referendum, questa volta sulla scelta di dare o meno spazio a luoghi di culto per religioni non cattoliche. Sullo sfondo ci sono le terribili vicende medio-orientali, con la crudeltà mediaticamente ostentata dall'IS e la folle strategia del califfato islamico. L'impatto emotivo delle esecuzioni dei due reporter statunitensi, unito al rischio di una possibile escalation di violenza anche nel cuore dei paesi occidentali, riportano al centro del dibattito pubblico la vicenda islamica. Forte di questo contesto mediatico, che fa la Lega? Sceglie l'ennesima scorciatoia nel tentativo di recuperare un po' del consenso perduto. Galvanizzata dai sondaggi che la danno in recupero dopo le europee e le campagne identitarie di un Salvini ora folgorato sulla via di Pyongyang, la Lega alza ora il tiro sulle moschee, evocando la folle equazione tra l'intero mondo musulmano e le violenze del terrore fondamentalista. La prudenza e le regole sono necessarie e vanno rispettate, ma la sensazione è che il continuo appello al popolo (prostituzione, statuto speciale, moschee) tramite referendum non sia altro che un tentativo di recuperare il consenso che fatica ad arrivare attraverso quella che dovrebbe essere la strada maestra di chi ha la responsabilità di governare: proporre e fare scelte in grado di risolvere i problemi e offrire prospettive ai cittadini dei territori amministrati. Il continuo appello alla democrazia diretta, virtuale nel caso dei grillini e territoriale per la Lega, non è che un segno di grande debolezza e sfiducia nei confronti degli amministratori, nonché un gran bello specchietto per allodole affamate di democrazia diretta all'insegna dell'individualismo e dell'interesse particolare. Per carità, la gestione della galassia islamica non è faccenda semplice e pacifica, la strada del divieto e del muro preventivo non ci pare però la scelta più lungimirante: discutiamo di regole e percorsi di legalità, ma evitiamo di trasformare l'islam in una sorta di nemico cui dichiarare una guerra preventiva mascherata da buon senso e pragmatismo amministrativo. I problemi si risolvono, non si nascondono sotto il tappeto del consenso e della propaganda. L'impressione è che l'estate che non c'è stata abbia confermato l'immagine di un Maroni appiattito sull'ordinaria amministrazione, in difficoltà nell'individuare prospettive di lungo respiro e impegnato, per uscire da quest'impasse, nel trovare spazi di visibilità su temi vari ed eventuali, dal referendum sull'autonomia ai Bronzi di Riace. Su riforma della sanità, consumo di suolo, impegno per rilanciare imprese, risanamento Aler e lavoro la Giunta ci pare abbia dimenticato il freno a mano tirato. Buona ripresa, con l'augurio che sia tale anche per l'economia e la politica lombarda.

Novità Settegiorni # 281 del 05/09/2014