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Il vero nemico della Lombardia

Ci mancava anche l'avviso di garanzia al segretario generale Gibelli. La vicenda è la stessa che ha portato all'attenzione dei magistrati il governatore Maroni, le presunte pressioni indebite per favorire due collaboratrici vicine al governatore.
Al di là della rilevanza penale della faccenda, fa riflettere il clima che si sta creando attorno alla Giunta e che porta ad ipotesi di rimpasto, subito smentita da Maroni, o a pasticci come quello per la nuova direzione di Trenord, per la quale sono ormai più i tentativi falliti che le idee per definirla.
In questo panorama si colloca una strategia (ma non vorremmo esagerare nel definirla tale) che conduce la Lombardia a mettersi contro qualsiasi cosa arrivi da Roma e a considerarsi danneggiata da ogni intervento che arrivi da fuori dei confini regionali. Da qui nascono continui proclami di difesa ad oltranza dei diritti del popolo padano, con tanto di minacce di fare da soli, trattenersi le risorse, inscenare scioperi più o meno plausibili… Il tutto sotto l'ombrello, virtuale e costosissimo, dell'ormai mitico referendum per la Lombardia autonoma, ancora alla ricerca dei numeri per non inciampare di fronte al voto del Consiglio regionale.
Lo Stato centrale è nemico, l'Europa è matrigna, gli stranieri sono invasori, anche le condizioni meteo mettono a rischio la serenità dei lombardi…
Insomma, è tutto un fiorire di avversari che, se la Lombardia potesse fare da sé, se ne tornerebbero a cuccia di fronte all'autodeterminazione del popolo padano che metterebbe a posto ogni cosa.
A sostegno di questa tesi si portano fior di vicende internazionali, dalla Scozia all'Ucraina, passando per la Catalogna, con il rischio di alimentare particolarismi, spesso pericolosi, soffiando sul fuoco di rancori e divisioni che non giocano certo la partita della pace e talora finiscono per fare il gioco di chi sta costruendo pericolosi progetti di nuova egemonia territoriale. In questa narrazione da apprendisti stregoni c'è la prospettiva concreta di finire scottati e di bruciare il patrimonio di credibilità e affidabilità che la Lombardia ha costruito negli anni. A forza di gridare "al lupo, al lupo" e di considerare tutti nemici, si resta isolati e prigionieri delle proprie paure.
In questa storia, Maroni rischia di diventare caricatura di se stesso e vittima di una strategia che, evocando continuamente nemici cattivi, lo porta ad essere preda di una sindrome da accerchiamento che, anziché galvanizzare i suoi, paralizza la Lombardia.
Continuare a fare la voce grossa ed evocare a ogni angolo lo scontro con Roma, simbolo di ogni nefandezza, è una comoda scorciatoia per giustificare il rallentamento della Lombardia e per balbettare qualche risposta a chi chiede conto dell'inerzia della regione, ma è una strategia di corto respiro.
In questi giorni è toccato ai rifiuti e a Malpensa, poi arriveranno altri temi, ma il ritornello è sempre lo stesso: alzare lo scontro e la contrapposizione per farsi vedere forti e determinati, salvo poi non avere argomenti per reggere il confronto e collaborare per soluzioni sostenibili e innovative.
E se il vero nemico della Lombardia fosse proprio Maroni?

Novità Settegiorni # 285 del 03/10/2014