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Gnam gnam style, Lombardia reload

I pensatori la chiamano eterogenesi dei fini e in Lombardia sembra essere diventata una pessima abitudine con cui gestire il governo della regione. Il rischio è però quello di scherzare con il fuoco e di precipitare in un mix indistinto di presunta furbizia politica, di pericolosa dabbenaggine amministrativa e di inquietante arrendevolezza nei confronti di interessi poco inclini alla difesa degli interessi dei cittadini.
Andiamo con ordine, anche se l'espressione in questo caso rischia di suonare beffarda.
In campagna elettorale Maroni e i suoi hanno raccontato di come fosse necessario bloccare il consumo di suolo in Lombardia: preservare aree verdi e agricole avrebbe dovuto essere la via maestra della nuova gestione del territorio. Condividendo questo obiettivo, il Pd ha accettato di buon grado il tentativo di unificare i diversi progetti di legge presentati al proposito e ha posto un proprio rappresentante alla guida del gruppo di lavoro incaricato di produrre una legge unitaria. Pressioni più o meno esplicite e confessabili hanno bloccato tutto e per cinque mesi il consumo di suolo è finito in soffitta, con diversi rinvii della scadenza per la discussione in consiglio e contestuale scioglimento del gruppo di lavoro.
A fine settembre la decisione di fissare per l'11 novembre la nuova data per la discussione, senza avere la più pallida idea del testo da discutere. Pochi giorni fa l'improvvisa accelerazione: la Giunta propone un articolato che poco a nulla a che fare con i testi già noti e lo sottopone all'attenzione delle commissioni e delle associazioni di categoria che hanno poche ore per esprimere i loro pareri.
Fin qui la cronistoria, ma le contraddizioni esplodono soprattutto nel testo che propone una debolissima enunciazione della necessità di porre argine al consumo di nuovo territorio, ma offre tre anni di tempo per costruire sui terreni già individuati come edificabili. Il gioco è fatto: si dice stop al consumo di suolo, ma si incentiva i costruttori a iniziare (anche in presenza della crisi) nuove operazioni immobiliari. Un capolavoro di doppiezza e ipocrisia attraverso una legge che non possiamo che definire "mangiasuolo".
Le conseguenza non intenzionali delle azioni del governo lombardo non riguardano però solo la delicatissima questione della difesa del suolo. Le vicende che accompagnano il burrascoso rapporto con Roma ce ne danno altri esempi evidenti.
Maroni strilla, minaccia tagli a ospedali e servizi, evoca lo sciopero fiscale, chiede la Lombardia autonoma e così… Non fa che rafforzare, nel Governo e nell'opinione pubblica, la convinzione che debba essere messo un argine alla debordante arroganza di regioni che ambiscono a gestire e trattenere quattrini più che a coordinare e regolare le diverse politiche territoriali in una virtuosa e collaborativa dialettica con lo Stato centrale. Un nuovo saggio di eterogenesi dei fini: a parole si proclama la difesa dell'istituto regionale, nei fatti lo si offre in pasto ai suoi più acerrimi detrattori.
Il Pd non accetta questa doppiezza e questo gioco al massacro.
Sulla legge "mangiasuolo" faremo opposizione dura, nella speranza che la maggioranza abbia un sussulto di dignità ed eviti di ipotecare, come se nulla fosse, il destino di 600 milioni di metri quadrati di territorio ancora libero da costruzioni.
Sul ruolo delle regioni continuiamo a credere nella necessità che la si smetta di evocare "popoli padani" e "rome ladrone" e si faccia la propria parte nella difficile partita del rilancio di un Paese frenato e sfibrato da troppi particolarismi e interessi (politici, territoriali, economici, sociali…).
Auspichiamo un confronto serio su questi e altri temi, ma Maroni ci pare troppo impegnato a gestire i suoi guai politici e giudiziari.

Novità Settegiorni # 289 del 31/10/2014