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Il consumo di terra lombarda al tempo di Maroni

Sulla legge che dovrebbe limitare il consumo di suolo in Lombardia si è già scritto molto. Si è parlato un po' meno delle modalità con cui si è giunti alla sua approvazione mercoledì notte, con il voto contrario di PD, Patto Civico e Movimento 5 Stelle.
Comprendiamo che Maroni avesse la necessità di porre a segno almeno un provvedimento che gli consentisse di dire che è politicamente vivo, ma le modalità ci lasciano francamente perplessi. Anche perché si è completamente stravolta la prassi istituzionale che prevede che il confronto debba avvenire in commissione per poi lasciare alla discussione d'aula la fase più politica e mediatica. Si è voluto portare tutto in aula per stringere i tempi e per drammatizzare un confronto che più che un approfondimento reale dei temi in campo, è diventato un complesso gioco di bilanciamento di interessi.
Ne è nato così un vero e proprio mercanteggiamento che ha portato a una legge che enuncia, per di più in modo non sempre condivisibile, il concetto di riduzione del consumo di suolo ma non fornisce strumenti convincenti per raggiungere gli obiettivi dichiarati. Il rischio è che si trasformi in una grande occasione, seppure limitata almeno teoricamente ai prossimi trenta mesi, di ulteriore spreco di suolo libero.
Maroni continua a invocare maggiore autonomia per la Lombardia, ma se questo è il modo in cui si affrontano temi decisivi per il futuro della regione, è meglio che di poteri ce ne siano di meno.
Luigi Einaudi, nel 1939, scriveva parlando della terra lombarda in una straordinaria introduzione ai "Saggi di economia rurale" di Carlo Cattaneo: "uomini laboriosi e risparmiatori hanno tratto da suolo originariamente ingrato sabbioso inondato da acque stagnanti una terra agraria che è tra le meraviglie e mantiene una densissima fra le popolazioni del mondo. (…)La patria artificiale dura e prospera solo grazie ad un congegno mirabile e delicatissimo, soggetto a mille pericoli di guasto". E ancora ricordava "quanto siano fragili, perché spirituali, le fondamenta su cui riposa quel bellissimo fra gli artifici umani che chiamasi agricoltura lombarda".
Il dibattito, o forse è meglio dire lo scontro, di questi giorni pare lontano anni luce dalle considerazioni di Einaudi e dalla sapienza di Cattaneo (Carlo, naturalmente) che coglievano con lucidità la necessità di non forzare il delicato equilibrio raggiunto nei secoli sul territorio lombardo. Ma forse quello a cui abbiamo assistito è il portato di un tempo in cui più della spiritualità e della cultura valgono gli interessi, spesso contrapposti. Un tempo di cui son figli governo e governatore di questa regione.

P.S.
Preferiamo tacere sullo spettacolo offerto dai due giorni di discussione in aula con le reciproche provocazioni soprattutto tra Lega e Movimento 5 Stelle, studiate più per conquistare un po' di visibilità che per fornire reali apporti al dibattito.

Novità Settegiorni # 292 del 21/11/2014