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Numero 596 del 22 aprile 2022

L'Editoriale Libertà contro ogni indifferenza

Il rischio più grande rimane l’indifferenza. La parola che campeggia, per scelta della senatrice a vita Liliana Segre, all’ingresso del Memoriale della Shoà, presso il binario 21 della Stazione Centrale di Milano, dovrebbe risuonare con forza proprio in questi giorni di guerra e di vigilia del 25 aprile.
L’indifferenza può nascere dalla paura, ma è anche il frutto della disinformazione e dell’individualismo, ovvero della convinzione che facendosi gli affari propri si campi cent’anni. Salvo accorgersi, poi, che la propria vita finisce nelle mani di qualcun altro che proprio sull’indifferenza, più o meno colpevole, ha fondato il suo potere assoluto e quindi slegato da qualsiasi contrappeso o limite.
L’indifferenza rischia di essere anche il prodotto di una malintesa concezione di libertà: se questa diventa la voglia di farsi gli affari propri, senza che nessuno possa mettere in discussione la nostra volontà di potenza individuale, il rischio è che si piombi nell’oscurità di individui che non riconoscono che se stessi e sono privi di qualsiasi legame con gli altri e, in definitiva, con una realtà abitabile perché abitata con altri.
Contro l’indifferenza hanno lottato più di 75 anni fa coloro che decisero di non rimanere inerti di fronte alla violenza nichilista di regimi autoritari che avevano il nome di nazismo e fascismo. La loro lotta partigiana non fu lotta individuale, ma condivisa e seppe passare oltre le differenze in nome della necessità di conquistare il bene supremo della libertà. Non mancarono incomprensioni, conflitti, anche violenze gratuite, ma prevalse la consapevolezza che da soli si sarebbe ineluttabilmente caduti nel disumano annientamento delle differenze della follia nazista e fascista.
Ecco perché è importante celebrare, ogni 25 aprile, la festa della liberazione: una festa che deve unire e far sì che si alzi forte la voce della libertà come partecipazione e condivisione, contro ogni indifferenza. E il pensiero, oggi, non può che andare agli ucraini e alla loro lotta per la libertà.

25 aprile 2022 77°anniversario della Liberazione

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SULLE LISTE D’ATTESA MORATTI NON FA SUL SERIO

Non solo annunci, ora siamo ai ri-annunci. E intanto i cittadini aspettano o pagano
Da qualche settimana la vicepresidente Moratti, assessore al welfare di Regione Lombardia, sta raccontando le sue iniziative per ridurre i tempi di attesa per visite ed esami nella sanità lombarda. Una di queste è “ambulatori aperti”, misura assai limitata e senza nuove risorse, quindi annuncio senza esito concreto. E questo significa che i cittadini che sentono la notizia chiamano gli ospedali per anticipare o programmare una visita e gli operatori possono solo dire di richiamare dopo il primo di maggio. Altro annuncio di mesi fa è l’agenda unica tra sanità pubblica e privata: in questo modo il cittadino potrebbe chiamare il centro unico di prenotazione e avere tutte le possibilità offerte dal sistema sanitario regionale, a costo del ticket. Data per fatta a ottobre scorso, oggi Moratti ammette che c’è solo l’infrastruttura, da qui il ri-annuncio: presto sarà possibile… Sono anni che lo chiediamo, ma si può fare così?

LAVORO: SERVE SICUREZZA

La Lombardia è la regione più colpita dagli incidenti. Le richieste del Pd
Un’indagine della Cgil dice che la Lombardia è stata la regione più colpita dagli incidenti sul lavoro nel 2021, con il 24% delle vittime di tutta Italia. Per questo il gruppo regionale del Pd ha sottoposto alla Giunta regionale una risoluzione in cui chiede che la Regione introduca negli appalti l’obbligo per le imprese edili di applicare il contratto nazionale, a tutela della sicurezza nei cantieri. Inoltre, ha già portato al voto del Consiglio una mozione urgente, approvata all’unanimità, che impegna la Regione ad assumere il personale addetto ai controlli in seno alle Ats lombarde.

Dalla Lega solo bugie

Per giustificare la crisi della sanità territoriale il partito di Salvini inventa tagli nazionali che non ci sono mai stati
La Lega propaganda la tesi che le difficoltà della sanità territoriale sono dovute ai tagli dei Governi nazionali. La verità è che i fondi alla sanità aumentano da molti anni. L’unico taglio, da 108 a 107 miliardi in un anno, c’è stato con la finanziaria di Mario Monti, dovuto al fatto che con il Governo Berlusconi si era rischiato il default. La Lega millanta anche di aver stanziato 800 milioni in più per la sanità in Lombardia, ma sono tutti soldi del Pnrr.

VENT’ANNI DOPO

Martedì si è svolta la commemorazione delle vittime dell’incidente aereo che nel 2002 sventrò il Pirellone
Il 18 aprile 2002 un piccolo aereo da turismo si schiantava contro Palazzo Pirelli, allora sede della Regione Lombardia, causando la morte di tre persone: il pilota e due dipendenti, Alessandra Santonocito e Annamaria Rapetti, che lavoravano al ventiseiesimo piano, quello che oggi è diventato il Piano della Memoria e dove quest’anno si è tenuta una commemorazione speciale.
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Gruppo Consiliare PD in Regione Lombardia

NOVITA'
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