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Numero 579 del 3 dicembre 2021

L'Editoriale Porte scorrevoli

Non so chi di voi si ricordi di un film del 1998 intitolato “Sliding doors” in cui Gwyneth Paltrow viveva una vita in due dimensioni parallele. Ebbene, è una sensazione che stiamo vivendo anche in Regione Lombardia. Una dimensione è quella della legge sanitaria approvata martedì scorso dopo tre settimane di maratona consiliare. L’altra è il racconto che ne sta facendo la vicepresidente Moratti.
Il testo della legge non mette in discussione l’impianto del sistema sanitario lombardo e si limita ad appiccicarci sopra quanto previsto dal PNRR, ovvero Case della comunità e Ospedali di comunità costruiti con fondi europei e innestate su un sistema che ha dimostrato di non funzionare e che ha raso al suolo ogni traccia di sanità territoriale.
Il racconto della legge parla di una rivoluzione che mette al centro la sanità territoriale e le cure a casa dei cittadini e ribalta totalmente quello che è accaduto negli ultimi 25 anni in Lombardia, con gli ospedali che sono progressivamente diventati l’unico luogo di cura per i cittadini.
Le “sliding doors” si applicano anche ad altre parti della legge, dal ruolo dei sindaci, marginale nel testo e centrale nel racconto, all'equilibrio tra pubblico e privato, corretto a parole, ma ancora più sbilanciato in legge.
L’impressione è che Moratti abbia compreso che il sistema lombardo ha fallito, ma non possa rinnegare quanto fatto dalla maggioranza che la sostiene e tenti così di usare le “sliding doors” per non urtare la sensibilità politica della Lega e, contemporaneamente, dire ai cittadini quello che si attendono, ovvero una sanità completamente ribaltata.
Ai lombardi non servono “porte scorrevoli”, ma una sanità che metta davvero al centro la loro salute. La legge che abbiamo discusso e hanno approvato nei giorni scorsi non pare proprio andare in questa direzione.

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RIFORMA DELLA SANITÀ, L’OCCASIONE PERSA

Dopo sedici giorni di maratona delle opposizioni il centrodestra approva la legge Moratti
Quattordici giorni di discussione serrata in Consiglio regionale, comprese serate e una domenica, più due di votazione: tanto è durata la maratona voluta dal Partito Democratico per portare, finalmente, la discussione in Aula sul futuro di un sistema sanitario, quello lombardo, che durante la pandemia ha mostrato i suoi pesanti limiti. Ma è stato un dialogo a senso unico, perché Lega e alleati hanno parlato pochissimo e alla fine hanno approvato la legge voluta dalla vicepresidente Moratti così com'era entrata, praticamente senza modifiche. Con che risultati per i cittadini lombardi? Che i problemi veri, quelli delle liste d’attesa, del dover fare per forza le visite a pagamento, del territorio sguarnito, delle ore al pronto soccorso e via dicendo, rimangono irrisolti. Il cambiamento deve ancora attendere.

la nostra MARATONA NON FINISCE QUI

In tre settimane di sedute d'aula consiliare il Pd ha raccontato la sua visione di sanità, ora la battaglia continua sui territori
Una sanità lombarda più vicina ai cittadini. Questo hanno raccontato i consiglieri dem in 14 sedute e 34 interventi per presentare 310 emendamenti e 960 ordini del giorno. Sono stati affrontati da vicino tutti quei temi che la maggioranza ha solo sfiorato: le liste d’attesa, i ticket e la loro rimodulazione, la prevenzione, le malattie rare, le malattie mentali, i medici di famiglia, le nuove professioni sanitarie, la rete territoriale, il ruolo dei sindaci, il sociosanitario, la disabilità, la gestione degli anziani, la medicina di montagna e quella di genere, la questione della governance e, soprattutto, un modo diverso di pensare il rapporto pubblico privato, con un recupero della regia pubblica e la valorizzazione del terzo settore e del no profit. Una battaglia che certamente per il Pd non si ferma qui.

alla faccia dei territori

La maggioranza ha deciso a priori il voto contrario a tutti gli emendamenti territoriali presentati dalle opposizioni.
L'ultima giornata dedicata alla revisione della legge sanitaria si è aperta con una protesta del Pd e degli altri gruppi di opposizione per la scelta, comunicata in aula dal relatore della Lega, di non prendere nemmeno in considerazione gli ordini del giorno dell’opposizione di carattere territoriale. Una decisione alquanto bizzarra, dal momento che gli ordini del giorno erano stati presentati principalmente per le specificità delle diverse aree della nostra regione e che questa legge doveva puntare moltissimo proprio sui territori. L’ennesimo strappo non solo con le opposizioni politiche, ma con i cittadini, il modo più sbagliato di chiudere la discussione sul futuro della sanità lombarda.

Fontana e Moratti dicono no al taglio dei ticket

Bocciato un emendamento del Pd alla Riforma sanitaria
La Regione incassa ogni anno 255 milioni di euro con i ticket sui farmaci, un balzello che, in questa dimensione, si paga solo in Lombardia e che il Pd, con un emendamento alla riforma sanitaria, aveva chiesto di tagliare per tutti i cittadini con redditi inferiori a 70mila euro. La maggioranza di centrodestra ha detto no, nonostante in Lombardia stiano arrivando 1,2 miliardi di euro dal Pnrr.

CASO CAMICI, PER FONTANA È RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO

Per i PM il reato è di frode in pubbliche forniture a vantaggio della sua famiglia, a maggior ragione dopo la mancata consegna
I pubblici ministeri di Milano hanno depositato la richiesta di rinvio a giudizio per il presidente della Regione Attilio Fontana, per il cognato Andrea Dini e per tre dirigenti regionali. L’ipotesi di reato è la frode in pubbliche forniture, perché la società Aria, nel pieno della prima ondata pandemica, stipulò un accordo di acquisto di camici e altro materiale per medici e infermieri con la società Dama, di proprietà del cognato e della moglie di Fontana, nonostante il palese conflitto di interessi. Quando il fatto fu scoperto dai giornalisti della trasmissione Report, Dini trasformò la vendita in donazione, ma bloccò le consegne. Contemporaneamente, Fontana attinse a un suo conto svizzero per indennizzare il cognato, ma l’operazione fu bloccata dall'antiriciclaggio.

NON SOLO UNA QUESTIONE DI FORMA

Votata in aula consiliare una revisione del Piano territoriale regionale che per il Pd è poco chiara e a rischio ricorso
Giovedì, il Consiglio regionale ha votato la revisione generale del Piano territoriale regionale, comprensivo del Progetto di valorizzazione del paesaggio, documento che sarà oggetto di approvazione definitiva tra un anno, ma che non ha convinto il gruppo del Pd il quale, prima dell'inizio della discussione, ha provato a presentare anche una pregiudiziale per sottolineare le mancanze del provvedimento che non contiene gli elementi di chiarezza necessari in una materia così delicata come quella della pianificazione territoriale. La pregiudiziale non è passata e il documento è stato approvato. Speriamo che adesso non arrivi il ricorso.

UN REDDITO PER ESSERE LIBERE

Depositato il progetto di legge per l’erogazione di un sostegno economico alle vittime di violenza di genere
Spesso è un’arma di ricatto: senza un reddito mensile certo e solido, una donna vittima di violenza di genere non può lasciare la gabbia in cui è costretta, perché non è in grado di provvedere per sé e per i figli. Per questo, il gruppo regionale del Pd ha depositato un progetto di legge per l’istituzione di un “Fondo per l’erogazione di un reddito di libertà per le donne vittime di violenza”, che vada a integrare quello nazionale. Regione Lombardia ha tutte le disponibilità per poter intervenire e aggiungere quest’ulteriore strumento a quelli che già ci sono.

Udite Udite

Ascoltate il podcast del gruppo del Pd: l'appuntamento settimanale per scoprire quello che accade nel Consiglio regionale della Lombardia
Nell'episodio di questa settimana ci occupiamo dell'approvazione della riforma sanitaria e della richiesta di rinvio a giudizio del presidente Fontana. Ci aiutano i consiglieri Antonella Forattini e Jacopo Scandella.
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Gruppo Consiliare PD in Regione Lombardia

NOVITA'
settegiorniPD
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